Piano economia sociale

La FISM ETS ha dato il proprio contributo alla consultazione pubblica indetta dal MEF relativa all’adozione del piano d’azione nazionale dedicato allo sviluppo delle condizioni quadro dell’economia sociale. L’Unione Europea ha, infatti, promosso il tracciamento di un quadro comune dell’economia del terzo settore (oltre a Stato e Mercato) nel quale paesi con tradizioni e complessità differenti si sono ritrovati attorno a principi e linee comuni di intervento. In Italia i dati Istat relativi al 2022 rivelano che l’economia sociale comprendeva 398.612 organizzazioni, con 1,53 milioni di addetti. A questi numeri si aggiungono, per il 2021, oltre 4,6 milioni di volontari. Nel complesso, l’economia sociale rappresenta l’8% dell’economia privata. Il piano muove dall’assunto che gli enti del Terzo settore, gli enti religiosi, gli enti sportivi dilettantistici e tutti gli altri soggetti dell’economia sociale sono presenti capillarmente su tutto il territorio nazionale e svolgono una funzione insostituibile per la coesione e lo sviluppo sociale. In sostanza la visione unionale sui soggetti dell’economia sociale presenta queste profilature concettuali: entità di diritto privato che forniscono beni e servizi ai propri membri o alla società, e che include forme organizzative come le cooperative, le mutue, le associazioni e gli enti di beneficenza, le fondazioni e le imprese sociali, che garantiscono il primato delle persone rispetto al profitto, il reinvestimento dei profitti per i propri scopi sociali e una governance democratica o, comunque, partecipativa. In questo più ampio contesto il piano definisce i soggetti dell’economia sociale italiana che sono sostanzialmente quelli che possono iscriversi al Registro Unico del Enti di Terzo Settore (RUNTS) ma vengono fatti rientrare nel perimetro dell’economia sociale anche gli enti religiosi civilmente riconosciuti cattolici e acattolici. È di tutta evidenza che l’economia sociale rappresenta una scelta politica che valorizza il ruolo e la sostenibilità economica delle organizzazioni correlate all’annuncio pastorale della Chiesa in campo educativo e non solo, attesa la ricaduta generale per l’interesse collettivo. Il piano, sotto il profilo della fiscalità, valorizza la recente comfort letter della UE, che ha escluso la natura di aiuti di Stato del Codice del Terzo settore, si esprime un principio cardine per la fiscalità dell’economia sociale: l’assenza del presupposto impositivo del “possesso dei redditi” quale ratio fondamentale dell’esclusione da imposizione degli utili attesa la loro destinazione al reinvestimento nell’attività istituzionale. Il piano mette poi in risalto l’amministrazione condivisa prevista dal Codice del terzo settore e riconosciuta dal Codice dei contratti pubblici e che ha formato oggetto di specifiche linee guida adottate con decreto del Ministero del lavoro. Il contributo della FISM si è concentrato sul tema dei Servizi di interesse economico generale e sulla necessaria revisione del regime di aiuti compatibili  che risulta oramai questione decisiva. La detta revisione, deve infatti tenere in debita considerazione il fatto che le scuole paritarie d’infanzia ed i servizi educativi loro integrati non operano nel mercato concorrenziale anche in ragione delle sovvenzioni statali e svolgono un’attività non economica che non prevede come scopo la remunerazione del fattore produttivo, focalizzandosi su un agire economico che mette al centro le persone e rispondendo a finalità perfettamente coincidenti con l’interesse generale senza che questo possa essere pregiudicato dal parziale contributo richiesto alle famiglie che non è minimamente corrispondente ad un corrispettivo del servizio offerto.